L’attività fisica è vita!

Le persone affette da diabete sono gravate dalla consapevolezza della impossibilità di eliminare la malattia in maniera definitiva. Tecnicamente si dice che questa malattia ha un carattere cronico. Con essa si deve semplicemente convivere: tale è la percezione che ha la stragrande maggioranza dei pazienti. Nonostante le conoscenze nel campo diabetologico siano in costante crescita, il male viene percepito tuttora dai pazienti come una condanna. Tuttavia, le conoscenze scientifiche e l’esperienza nella cura di questa patologia, consentirebbero, a tutti gli effetti, ai pazienti la possibilità di una “normalizzazione” dello stile di vita. Oggi è possibile, infatti, contrastare efficacemente l’evoluzione della malattia e l’insorgenza delle complicanze con la terapia dietetica, l’esercizio fisico e la terapia farmacologica. Tuttavia, e qui è il vero problema, tutto questo non è condizione sufficiente di successo se le indicazioni del medico non divengono parte effettiva dello stile di vita del paziente. È, infatti, la capacità di autocontrollo da parte del diabetico il vero cardine della terapia. Tale capacità si acquisisce con un tempo variabile a seconda del paziente. Acquisire la motivazione sufficiente è un fatto educativo. Vedremo di seguito un modello funzionale a questo e allo stesso tempo concreto ed operativo. È possibile, io credo, realizzare vere e proprie strutture terapeutiche che abbiano una funzione educativa (necessaria nel diabetico per gestire la propria malattia) ma allo stesso tempo siano spazi dove le terapie necessarie possano venir messe in atto sotto la guida del personale esperto e sotto la costante supervisione del medico; in tal modo i pazienti avrebbero costantemente dei punti di riferimento tali da coadiuvare e potenziare l’efficacia delle indicazioni del medico. Si relizzerebbero le condizioni di un’adeguata comunicazione fra istituzioni sanitarie e pazienti, che è la condizione teorica di un’efficace terapia.
Si comprende come prospetticamente ciò si rilevi anche come la sperimentazione di un’innovazione possibile dell’intero sistema sanitario. Immediatamente invece si constata la possibilità di concepire e, attraverso le strutture terapeutiche mettere in pratica, una diversa modalità del rapporto malattia-salute: in fondo, si sostiene, la cura della malattia diabetica è un caso specifico della più ampia tematica in ordine alla salute pubblica che è l’educazione alla cura di sé.

Il modello operativo
I temi posti in premessa mi consentono di non dilungarmi sui caratteri generali del progetto terapeutico-educativo di potenziamento e perfezzionamento delle note terapie in fatto di diabete e malattie mataboliche in genere. Concretamente, invece, vorrei delineare i tratti di una figura professionale nuova che tali caratteri realizza. L’”Operatore di Fitness Metabolica” (O.F.M.) è la figura tutoriale che è stata istituita come mediatore nella complessa dinamica del rapporto medico-paziente. Tali operatori gestiscono peculiari terapie mediche basate sull’esercizio fisico (secondo prescrizione e monitoraggio del diabetologo) in specifiche strutture, i “Centri di Fitness Metabolica”, che in quanto palestre mediche offrono sostegno medico, guida terapeutica e tutela costante presso i pazienti.
Più dettagliatamente si tratta di operatori dell’area socio-assistenziale (laureati in Fisiochinesiterapia, Scienze Motorie) formati per svolgere una seire di interventi integrati (tale infatti è il complesso di interventi, tecniche e terapie che costituiscono ciò che è definito Fitness Metabolica) in assistenza diretta a pazienti diabetici, obesi, ipertesi, cardiopatici, dislipidemici, osteoporotici o a rischio di sviluppare le suddette patologie.

Operativamente la sua attività consiste nel:
1. promuovere la pratica regolare dell’esercizio fisico
2. motivare il paziente al raggiungimento e al mantenimento della Fitness Metabolica
3. supervisionare programmi di esercizio fisico, garantendo il modo, la frequenza, la durata, l’intensità e la progressione al fine di garantirne sicurezza ed efficacia terapeutica
4. monitorare indicatori metabolici e fisici come da prescrizione del diabetologo, in costante e continuo riferimento al medesimo.
Si comprende facilmente che i Centri di Fitness Metabolica e gli O.F.M. sono due aspetti di una medesima proposta terapeutica ed educativa polivalente che è il frutto di annoso studio sperimentale nell’ambito di terapie diabetologiche incentrate sull’esercizio fisico. Si assume, infatti, in questa proposta pratico-operativa:
1. Un regolare esercizio conferisce benefici non solo sul controllo glicemico, ma anche sulla sensitività insulinica, sulle alterazioni dei lipidi, sul sistema cardiovascolare, sulla forma fisica, sul benessere psicologico, ottimizzando il peso corporeo e garantendo una prevenzione delle moderne malattie croniche.
2. È rischioso intraprendere programmi di esercizio fisico senza le adeguate precauzioni perché può comportare alcuni rischi. Questi rischi possono essere minimizzati con un attento screening pre-esercizio, prescrivendo programmi individu ali di esercizio fisico, con un attento monitoraggio e una costante educazione del paziente.
3. Tutti i pazienti dovrebbero essere sottoposti ad una accurata anamnesi e ad un attento esame, al fine di identificare complicanze micro-macro vascolari, cardiache e neurologiche. L’estensione dell’investigazione dovrebbe essere individualizzata in relazione al numero e alla gravità dei fattori di rischio presenti.
4. L’esercizio non dovrebbe essere prescritto a pazienti con ipertensione severa, in presenza di chetosi, con angina instabile, in pazienti che hanno subito un evento cardiovascolare maggiore da meno di 3-6 mesi.
Si prospetta, pertanto, in termini generali di esercizio fisico strutturato secondo le caratteristiche che seguono:

Tipi di esercizio
L’esercizio se non prescritto e supervisionato dovrebbe  essere aerobico e isotonico. Gli esercizi isometrici (esercizi con i pesi) possono essere effettuati solo dopo prescrizione e supervisione dell’Operatore di Fitness Metabolica.

Frequenza e durata
La frequenza dovrebbe essere almeno di 3-5 volte alla settimana.La durata di ogni sessione di esercizio dovrebbe aggirarsi intorno ai 30-45 minuti, con 5 minuti di riscaldamento e ulteriori 5 minuti di stretching alla fine della sessione. La durata e la frequenza devono essere prescritte per ogni individuo.

Intensità
L’intensità è usualmente misurata in termini percentuali della frequenza cardiaca massima. L’intensità all’inizio dell’esercizio dovrebbe essere bassa e gradatamente incrementata, limitando l’intensità dell’esercizio in presenza di una pressione arteriosa sistolica >180 mmHg. Il paziente, una volta sottoposto ad un regime di esercizio fisico, può presentare nuovi e spesso inattesi segni e sintomi che possono controindicare il programma inizialmente scelto. È quindi necessario sospendere il programma e rivalutare attentamente il paziente prima di iniziare un nuovo regime di esercizio fisico. Quando il paziente inizia di nuovo un programma di esercizio fisico, l’intensità dovrebbe essere la stessa utilizzata all’inizio del precedente programma. Alla ripresa di un programma di esercizio l’intensità non deve mai essere pari a quella dell’ultima seduta dell’esercizio prima della sospensione. Un eccellente parametro da utilizzare è quello che il paziente dovrebbe poter conversare tranquillamente durante l’esercizio senza sentirsi eccessivamente affannato.

Conclusioni: l’O.F.M. terapeuta e tutore
È “evidente” che con queste caratteristiche l’O.F.M. realizza l’obiettivo della tutela del paziente supportando il diabetologo nella costante opera terapeutico-formativa che egli prescrive e conduce. L’educazione del paziente alla conoscenza ed autogestione della malattia nella sua vita quotidiana è il fine e lo strumento insieme del superamento di quel gap comunicativo medico-paziente responsabile del falso problema della mancanza di motivazione nel paziente sin qui irrisolto (e forse irresolubile) nel contesto del rapporto tradizionale medico-paziente. Un regolare programma di esercizio fisico, elaborato su misura per ogni individuo e intrapreso dopo un’adeguata valutazione delle capacità motorie da parte dell’équipe del C.F.M., con un costante monitoraggio da parte del medesimo, è una concretizzazione della centralità riconosciuta da parte della medicina moderna dell’opportunità ed adeguatezza dell’esercizio fisico nella gestione della malattia diabetica.

Stefano Balducci
Dipartimento Scienze Cliniche
Università la Sapienza
Roma