L’armadietto farmaceutico

Ogni famiglia deve organizzarsi a dovere. Consigli per chi voglia costruire una “farmacia” personale. Ventaglio dei farmaci e degli strumenti indispensabili.

Era irresistibile quella piccola valigia di vimini intrecciati di cui ricordo ancora l’ordinato contenuto e l’odore acuto di canfora. La “farmacia”, così zia Olga la chiamava, occupava l’ultimo ripiano dell’armadio per gli asciugamani nella bianca stanza da bagno. Dovevo salire sullo sgabello per poterci  guardare dentro: una bottiglietta di tintura di jodio, una di olio canforato, l’alcool denaturato, un unguento contro le scottature,  la vegetallumina, il cotone emostatico e un pacco di ovatta legato nella carta bianca e sigillato da una etichetta verde e oro, un rotolo di sparadrappo. L’oggetto di maggiore attrazione era una scatola di alluminio riposta in un angolo che racchiudeva,avvolte nella garza, due siringhe in vetro e gli aghi dal cono dorato attraversato da un sottile specillo. Quella “farmacia” che ricordo per l’ordine e l’essenzialità è rimasta un modello,l’archetipo, a cui mi sono ispirato ogni volta si sia reso necessario organizzare un armadietto farmaceutico. Credo non esistano due armadietti dei medicinali uguali perché diverso è il  significato che ognuno dà ai farmaci come diversa è la educazione al loro corretto utilizzo. Ognuno conserva i farmaci di cui pensa non possa fare a meno soprattutto se per star bene è obbligato al loro utilizzo duraturo come ad esempio gli antipertensivi, i cardiocinetici, i normoglicemizzanti,l’insulina. Ma come deve essere organizzato un armadietto farmaceutico?  Esistono delle regole? Cosa consigliare a chi voglia costruire la “farmacia” personale? Credo che più che regole esistano alcune avvertenze da usare per finalizzare al meglio questa operazione.
•  Prima di tutto è fondamentale scegliere il luogo per la collocazione di un contenitore destinato alla conservazione di farmaci. Normalmente la scelta viene guidata da criteri di comodità e praticità ma non è rara la fantasia. Importante che il luogo non sia di facile accesso ai bambini o agli incauti,riparato dalla luce e lontano dalle fonti di calore.
• Massima libertà di scelta per il contenitore. Esistono armadietti da appendere confezionati in vari materiali ,pieni di cassetti e sportelli ma di capienza ridotta. Ritengo siano funzionali per i prodotti di impiego occasionale come i farmaci di pronto soccorso. Tano ,il mio meccanico, ne ha uno in officina appeso vicino al calendario Pirelli. Anche una vecchia scatola per biscotti di latta può risultare soddisfacente.
• Il criterio con cui si organizza il contenuto dipende dall’assiduità di utilizzo dei farmaci. La persona affetta da diabete mellito dovrebbe disporre di un armadietto organizzato in modo di avere a portata di mano le siringhe con i flaconi di insulina utilizzata quotidianamente oppure l’iniettore a penna. Le confezioni di scorta dell’insulina sia in flaconi sia negli iniettori deve essere stoccata a parte nello scomparto apposito del frigorifero ove potrebbe alloggiare la fiala di glucagone da usare all’occorrenza dal medico.
• Le pastiglie (normoglicemizzanti o altre) devono essere conservate nelle loro confezioni originali per garantire oltre all’efficacia anche il controllo delle scadenze. La cattiva abitudine di “sbucciare” dal loro blister le compresse e la loro conservazione in astucci o porta pastiglie causa molto spesso pericolosi scambi soprattutto quando i farmaci da assumere sono numerosi.
• La persona affetta da diabete mellito deve preoccuparsi di trovare un luogo sicuro e protetto ove riporre il glucometro, il pungidito e gli sticks. Importante per avere una lettura affidabile della glicemia utilizzare sticks che non siano scaduti o aperti da troppo tempo. Esistono confezioni singole di sticks che riducono questi rischi. Sono disponibili da qualche tempo anche sticks per la determinazione della ketonemia.
•  Le salviette disinfettanti risultano utili in viaggio o comunque quando l’insulina venga praticata fuori casa.
•  Le fiale e le  sacche di glucosio a varia concentrazione sono di grande utilità per le ipoglicemie gravi.

Dino Giorgi Pierfranceschi
Unità Operativa di Diabetologia
Ospedale “Guglielmo da Saliceto” Piacenza