L’approccio globale alla malattia

1. Per chi si occupa di organizzazione e amministrazione dei servizi, sanitari e ospedalieri, la problematica diabetologica costituisce un paradigmatico terreno di riflessione. Infatti, le caratteristiche,attuali e prospettive, della malattia diabetica costituiscono una sfida e uno stimolo per approfondimenti e decisioni sul terreno professionale e manageriale.

2. Una malattia ad alto impatto sociale, con trend in aumento, che determina rilevanti costi per la sanità e per la società nel suo complesso, come  il diabete, si può efficacemente affrontare con un’organizzazione completa e articolata, che coinvolga parecchie professionalità e parecchie componenti del servizio sanitario. Gli specialisti, le associazioni e società scientifiche hanno efficacemente indicato i moderni indirizzi clinici, e anche i criteri organizzativi principali.  Di tali ultimi, ritengo opportuno sottolineare:
a) la correttezza e l’attualità dell’approccio globale alla malattia diabetica;
b) l’imprescindibilità di una piena integrazione tra Medico di Medicina Generale e Centro di Diabetologia: essa, a mio parere, può essere conseguita solamente se si rendono chiari i compiti di ciascuno, con il MMG garante della continuità, della costante “presa in carico” del cittadino diabetico, e il Centro di Diabetologia a organizzare e assicurare le necessarie competenze pluri-specialistiche, nonché ad attivare quelle ulteriori di alta specialità, in occasione di eventuali complicanze.

3. Insomma, per assicurare efficace risposta, ai diversi livelli, al cittadino diabetico, occorre realizzare una vera e propria “rete di servizi”, con fittissime “maglie” posizionate nel territorio, adeguatamente diffuse in periferia (i Medici di Medicina Generale); alcune “maglie” di raccordo, i Centri di Diabetologia; poche sedi ospedaliere di riferimento.

4. Per assicurare efficacia ed equità, l’intera rete deve applicare protocolli comuni, predisposti dai professionisti, e deve poter accedere a un archivio clinico unico, nel quale rifluiscano tutte le notizie sui cittadini assistiti. Per poter assicurare la continuità di cura sarebbe preferibile (anche se ciò può suonare limitativo per la libertà di scelta del cittadino) che la presa in carico abbia una precisa caratteristica territoriale (MMG di fiducia; Centro di Diabetologia della zona di residenza; un ospedale di riferimento).

5. Le condizioni per poter organizzare tale “rete diabetologica” sono:
a) forte condivisione culturale da parte dei professionisti;
b) volontà dei Medici di Medicina generale di riappropriarsi pienamente del ruolo di garanti della difesa e promozione della salute dei propri assistiti;
c) autorevole ruolo di “governo” delle istituzioni sanitarie.

6. Nella Regione Marche, tali condizioni sono presenti: è, dunque, possibile passare alla fase attuativa di tessitura della rete diabetologica. In particolare, è opportuno  e necessario che i Medici di Medicina Generale (anche costituiti in gruppi, associazioni e cooperative) gestiscano i propri assistiti diabetici in ogni fase della diagnosi e del trattamento, certamente avvalendosi delle competenze specialistiche. In ogni zona territoriale va assicurata la presenza di un Centro di Diabetologia, luogo in cui specialisti del settore seguono periodicamente (secondo i percorsi protocollari) i pazienti, permettendo un efficace controllo dell’evoluzione e adeguati prevenzione e/o trattamento delle complicanze.
Le sedi ospedaliere costituite in Azienda, (ad Ancona in stretta integrazione tra Ospedali Riuniti e INRCA) per la presenza di tutte le specialità, dovrebbero essere riferimento per affrontare le complicanze più gravi e complesse.
L’archivio clinico esistente presso l’INRCA potrebbe essere via via completato su base di area vasta e regionale, adottandone le metologia.

Paolo Menichetti
Direttore Generale AO “Ospedali Riuniti-Umberto I”