L’alimentazione nell’anziano diabetico

In questi ultimi anni si è assistito ad un aumento dell’età media della popolazione e, sicuramente, un adeguato stile di vita ed una corretta alimentazione rivestono un ruolo fondamentale per la prevenzione delle malattie e per il miglioramento sia della durata che della qualità della vita. Possiamo infatti mettere in relazione i comportamenti alimentari errati dell’età adulta (ed in molti casi anche di quella infanto-giovanile) a malattie oggi molto diffuse quali l’obesità, l’ipertensione, l’aterosclerosi, il diabete ed altre, non tanto perché i danni di tali patologie si manifestano per lo più in terza età ma, soprattutto, perché ne rappresentano i fattori acceleranti.
Non esistono ancora studi epidemiologici esaurienti sulle condizioni nutrizionali della terza età, ma dai dati a disposizione sembra che un’alta percentuale di anziani si trovi in condizioni di carenza nei riguardi di determinati nutrienti. Le cause della malnutrizione possono essere dovute a vari fattori, che vanno dalla depressione, alle ristrettezze economiche, oltre che alle modificazioni funzionali dell’apparato digerente causate dall’invecchiamento. Soprattutto la solitudine o la scarsa possibilità o motivazione a cucinare possono causare deficit nutrizionali, poiché alimenti come carne, verdura e frutta non sono presenti con regolarità sulla tavola dell’anziano. Inoltre la presenza di patologie degenerative o invalidanti, possono interferire sulla capacità di assunzione del cibo, sulla digestione e sull’assorbimento, condizionando notevolmente le scelte alimentari dell’anziano, orientandole verso il consumo di alimenti di “facile digestione”, ma spesso carenti di principi nutritivi. La presenza di complicanze croniche, legate in particolare al diabete, costituisce un ulteriore fattore che condiziona l’alimentazione del soggetto anziano. In presenza di nefropatia diabetica, infatti, che spesso viene ad aggiungersi a un quadro renale già compromesso, è importante considerare e valutare il carico di proteine totali della dieta. L’anziano, e ancor più l’anziano diabetico, è spesso affetto da patologia cardiovascolare; in presenza di ipertensione arteriosa è consigliata una moderata assunzione di sodio; inoltre, in presenza di dislipidemie, è necessario moderare la percentuale di grassi assunti e anche la qualità degli stessi. In questi casi occorrerà quindi costruire un piano nutrizionale adeguato a seconda della gravità della complicanza.

Gli obiettivi
Gli obiettivi primari nel trattamento del paziente anziano diabetico (oltre a quelli legati alla cura e alla prevenzione delle complicanze) sono :
1) Il raggiungimento di un benessere soggettivo, legato sia alla riduzione dei “malesseri” propri della sintomatologia del diabete, sia di quelli legati alle caratteristiche psico-sociali dell’invecchiamento (depressione, sedentarietà). Tale obiettivo comprende quindi anche l’incentivazione a “muoversi” per conservare o ripristinare un normale metabolismo energetico; dopo i 65 anni, infatti, si deve sempre considerare una diminuzione del fabbisogno energetico a seguito della riduzione del metabolismo basale e soprattutto di quello indotto dall’attività fisica.
2) La prevenzione delle crisi ipoglicemiche, in quanto l’ipoglicemia, nell’anziano, può risultare più dannosa di una equivalente che si manifesti in altra fascia di età, a causa delle ripercussioni che può avere a carico delle capacità cognitive (già compromesse nell’anziano), dell’equilibrio glicemico successivo e della funzionalità del circolo coronarico e cerebrale.

L’alimentazione corretta
Per quanto riguarda l’alimentazione, non vi sono particolari differenze fra chi è diabetico oppure no; inoltre, l’anziano sano o diabetico compensato, ma fisicamente attivo, non ha motivo di cambiare le sue abitudini alimentari, semmai, le deve adeguare in termini di quantità alle ridotte richieste di base dovute alla perdita naturale di massa magra e al ridotto dispendio energetico. Occorre però che siano rispettati alcuni punti per avere una corretta ed equilibrata alimentazione:
1) fissare gli orari dei pasti (3-5 pasti a seconda delle esigenze: colazione, spuntino, pranzo, spuntino, cena).
2) Ai pasti principali è molto importante inserire sia la frutta che la verdura, per il loro contenuto in sali minerali e vitamine (che nell’anziano risultano più necessari per la difficoltà nell’assorbimento) ed in fibra che, oltre a favorire il senso di sazietà, aiuta il transito intestinale e soprattutto rallenta l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri.
3) Rispettare un adeguato apporto di principi nutritivi, ovvero il 50-60% delle calorie totali deve essere rappresentato dai carboidrati, ovvero, non devono mai mancare ad ogni pasto principale la pasta, o il pane o le patate o i legumi (biscotti o fette biscottate o pane o cereali a colazione); il 10-15% dalle proteine, ovvero per colazione il latte o lo yogurt, mentre ai pasti principali un secondo piatto a base di carne, o pesce, o formaggi (2 volte a settimana), o uova (1 volta a settimana); il 25-30% dai grassi, ovvero l’olio extravergine di oliva come condimento a crudo; bisogna poi considerare che la quota dei grassi viene comunque raggiunta mediante gli altri alimenti di origine animale, come le carni, il pesce (da preferire) ed i formaggi. Per chi d’abitudine ne fa uso, dosi moderate di vino (un bicchiere) al giorno non è controindicato.
4) Poiché con l’età diminuisce il senso della sete l’anziano in genere tende a bere poco e, pertanto, deve essere spronato ad un maggior consumo di liquidi (almeno 1,5 litri di acqua al giorno).
5) È infine necessario che l’assunzione del cibo sia  la conseguenza di una programmazione, di una scelta e di una preparazione del cibo tale da garantire soddisfazione e piacevolezza. Accade spesso che l’anziano perda la motivazione nella preparazione dei pasti, adottando quindi una dieta insufficiente e monotona anche perché tende spesso a cucinare grandi quantitativi di cibo da riscaldare in seguito e consumare nell’arco di parecchi giorni, con conseguente perdita di tutti i principi nutritivi labili quali, ad esempio, le vitamine idrosolubili.

Carlo Maria Rotella, Silvia Ciani
Sezione di Endocrinologia Dipartimento di Fisiopatologia Clinica
Università degli Studi di Firenze