La dieta non è una camicia di forza

La dieta è come un abito, ognuno ha le proprie misure!
Il diabete mellito è una patologia multifattoriale la cui prevalenza è in rapido aumento in tutto il mondo. Nella terapia del diabete l’educazione acquista un valore quanto mai importante, in particolar modo la modifica dello stile di vita e delle abitudini alimentari rappresentano i cardini del trattamento di questa patologia cronica.
L’approccio dietoterapeutico svolge un ruolo fondamentale nel controllo degli squilibri metabolici tipici del diabete di tipo 1 e 2; è finalizzato a garantire un adeguato apporto calorico per mantenere un appropriato peso corporeo, ad ottenere e mantenere livelli glicemici il più possibile vicini alla norma, a raggiungere un buon assetto lipidico e a controllare i livelli pressori.
Tutti questi obiettivi devono essere raggiunti mantenendo o migliorando lo stato di salute generale e nel rispetto dei fabbisogni specifici individuali, tenendo conto delle preferenze personali. Pertanto, se in passato si elaboravano diete altamente restrittive e non personalizzate, oggi emerge sempre più la necessità di affidarsi ad uno specialista che sappia conciliare la necessità di un buon controllo metabolico con le esigenze individuali. Le indicazioni nutrizionali generali sono analoghe per i due tipi di diabete; certamente la quota di carboidrati assunta e il frazionamento dei pasti sarà sotto un più stretto controllo nel caso di diabete di tipo 1, in reciproco rapporto alla terapia insulinica assunta. Ricordiamo poi, che in caso di diabete di tipo 2 spesso la dietoterapia, se correttamente applicata, può rappresentare l’unico”farmaco” utilizzato.
In linea generale, l’alimentazione deve essere il più possibile varia e frazionata in più pasti (3 pasti principali e 2 spuntini) e ogni pasto deve prevedere una quota di carboidrati, proteine, lipidi, fibra.
L’introito globale di carboidrati si aggirerà intorno al 55-60% della quota calorica totale e di questi l’80% deve essere costituito da zuccheri di tipo complesso (pasta, pane, legumi) e il 20% di tipo semplice (latte, frutta). Piccole quote di alcool o di dolci possono essere inserite nell’alimentazione del paziente diabetico, se in buon compenso metabolico e comunque sempre nell’ambito di un pasto completo, per evitare fenomeni ipo-iperglicemici. I grassi devono rappresentare una quota inferiore al 30% dell’introito energetico totale: i saturi e polinsaturi devono attestarsi al di sotto del 10% mentre i monoinsaturi rappresenteranno il 10-15%. In pratica, ciò si traduce, a grandi linee, nell’utilizzo di carni e affettati magri, di formaggi freschi in quote controllate e nell’uso come condimento dell’olio extravergine di oliva.
Il fabbisogno proteico andrà valutato in maniera individuale e se, in linea generale, la quota consigliata dai LARN (0.8-1 g di proteine/kg di peso corporeo ideale) è valida anche per il soggetto diabetico, bisognerà evitare sovraccarichi al fine di preservare la funzionalità renale. Particolare importanza assume la presenza ad ogni pasto di fibra (verdura, legumi, cereali) per assicurarne un regolare e costante apporto. Questo consente di modulare la velocità di assorbimento degli zuccheri e dunque le escursioni glicemiche post-prandiali, nonché di coadiuvare il trattamento di una eventuale dislipidemia. La frutta può costituire un valido sistema per effettuare uno spuntino mattutino e pomeridiano. Ovviamente il calcolo dei fabbisogni e la ripartizione dei nutrienti, variabile in rapporto all’età, all’attività lavorativa e fisica, alla terapia seguita, è compito di uno specialista e non può essere attuata autonomamente.

Sergio Leotta
U. O. Diabetologia Malattie Metaboliche
Ospedale S. Pertini – Roma