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Il diabete mellito tipo 2 (non insulino-dipendente) comprende oltre il 90% di tutti i casi di diabete mellito. Esso colpisce oltre il 3% della popolazione nei paesi occidentali ma si calcola che un numero uguale di casi siano soggetti predisposti o intolleranti al glucosio o già diabetici non diagnosticati.
Il numero dei casi di diabete mellito tipo 2 è in costante crescita nel mondo di anno in anno, tanto che si calcola che nel 2020 vi sarà un raddoppio di casi raggiungendo la ragguardevole cifra di 250 milioni di persone. Per questo motivo in base alle stime sulla sua diffusione epidemica nei prossimi anni, vi potrebbe essere un vero e proprio problema di salute pubblica rappresentando un’emergenza sanitaria anche in rapporto alle limitate risorse economiche disponibili. Per questo motivo una campagna di prevenzione del diabete mellito di tipo 2 dovrebbe essere realizzata dai governi alla luce dei convincenti dati della letteratura. Infatti numerosi studi epidemiologici, osservazionali e di intervento effettuati su grandi numeri e durati numerosi anni hanno dimostrato che il diabete mellito di tipo 2 può essere prevenuto nei soggetti a rischio semplicemente attraverso l’acquisizione di stili di vita idonei che tengano conto di una corretta alimentazione e di un incremento del dispendio energetico da attività fisica aerobica. In particolare lo studio sulle infermiere americane ha dimostrato una netta riduzione di incidenza dei casi di diabete nei soggetti che avevano un elevato dispendio energetico da attività fisica comune, dato confermato se si teneva conto della sola attività fisica cammino. Inoltre anche la velocità del passo è un elemento decisivo in quanto nel gruppo che aveva un abituale passo svelto (oltre 4,5 km ora) l’incidenza di diabete si riduceva ad 1/3 rispetto al gruppo che aveva un abituale passo lento (meno di 2 km ora).Queste evidenze sono state confermate recentemente da uno studio cinese e da uno finlandese. Infine il Diabetes Prevention Study ha dimostrato che uno stile di vita attivo associato a un’alimentazione corretta conduceva ad una riduzione del 70% dei casi incidenti di diabete in una popolazione di soggetti predisposti. L’attività fisica presa in considerazione nella maggior parte di questi studi consisteva nel cammino a passo svelto, la più naturale ed ancestrale delle attività fisiche, attività che negli ultimi anni per l’automazione in cui viviamo si è ridotta notevolmente. Il cammino specie a passo svelto oltre ad essere un’attività economica è anche un’attività ecologica in quanto totalmente aerobica, perché si svolge utilizzando prevalentemente dal punto di vista metabolico acidi grassi e secondariamente glucosio, senza intaccare le riserve di glicogeno epatico. I vantaggi di una siffatta attività che predilige l’utilizzo di substrati non glicidici significa alta resa energetica, minor rischio di ipoglicemia in soggetti diabetici con risparmio del glicogeno epatico e muscolare, maggior resistenza alla fatica fisica, maggior capacità di glicogenolisi in caso di evento ipoglicemico ed infine riduzione degli acidi grassi liberi nel sangue e dei trigliceridi, il che produce una migliore sensibilità all’insulina dei tessuti periferici e quindi una riduzione di obesità addominale e del fabbisogno dei farmaci ipoglicemizzanti.
L’attività fisica motoria per essere utile dal punto di vista metabolico dovrebbe essere consistente (almeno 3-5 km al giorno) e regolare (almeno cinque volte alla settimana, se è possibile tutti i giorni).
Un programma di attività fisica regolare elaborato da un gruppo di lavoro comprendente anche esperti di preparazione fisica, è indicato nella tabella allegata. A proposito di questi ultimi si sente la necessità che insegnanti ISEF, preparatori fisici e dottori in scienze motorie vengano anche specificamente formati per l’allenamento a obesi e diabetici che, comunque, sono soggetti a rischio cardiovascolare. Devono essere in grado di implementare un programma di attività motoria consono alle esigenze che il diabete e la ridotta performance cardiorespiratoria che spesso accompagna il diabete stesso e l’obesità impone. Devono essere anche in grado di poter controllare la glicemia del paziente diabetico durante la seduta di attività fisica. Un primo corso per la formazione di una decina di preparatori atletici è stato recentemente realizzato dal sottoscritto e dai professori P.P. De Feo, G. Riccardi e dal dott. G. Annuzzi. Per quanto concerne l’autocontrollo glicemico pur riconoscendone un valore fondamentale dal punto di vista educativo e del management della terapia farmacologica e della dieta, nel diabetico di tipo 2 che pratica attività fisica aerobica o semplicemente attività motoria, il suo valore è essenzialmente di tipo educativo. Infatti, il poter controllare direttamente e “toccare con mano” la riduzione della glicemia dopo una seduta di un’attività fisica aerobica costituisce un formidabile elemento motivante per il diabetico di tipo 2 nel proseguire questo tipo di attività. A parte ciò l’autocontrollo glicemico può essere utile per monitorare il miglioramento del compenso metabolico ai fini di gestire la terapia riducendo l’apporto di farmaci ipoglicemizzanti.
In soggetti in solo trattamento dietetico o trattati con alfa-glicosidasi l’autocontrollo glicemico ai fini della prevenzione del rischio ipoglicemico, è da considerarsi inutile. Viceversa in soggetti diabetici di tipo 2 insulino-trattati l’autocontrollo glicemico ha lo stesso insostituibile valore nella prevenzione dell’ipoglicemia e nel management della terapia che nel soggetto insulino-dipendente. Vorrei per concludere usare la parola autocontrollo in un’accezione più estensiva considerando autocontrollo quella presa di coscienza della propria fisicità nelle sue espressioni fisiologiche che il diabetico deve avere per prendere maggiore coscienza del proprio organismo e migliorare la propria salute. In questo senso autocontrollo significa anche controllo attento e assiduo della salute e integrità dei propri piedi, aspetto oltre modo necessario in diabetici che si dedicano costantemente all’attività fisica, anche semplicemente motoria, autocontrollo significa controllare e “sentire” il proprio cuore attraverso la misura della frequenza cardiaca altro dato essenziale perché l’esercizio fisico venga svolto in condizioni aerobiche (vedi formula inserita in tabella acclusa per il limite di frequenza cardiaca per attività aerobica). Autocontrollo, infine, significa anche coscienza del proprio senso di benessere e quindi verifica attraverso la percezione della propria sensazione di star bene delle proprie capacità fisiche unitamente al controllo diretto del miglioramento glicidico grazie agli stix. La verifica dei miglioramenti raggiunti e il conseguente  “enpowerment”, costituisce un aumento di motivazione e produce una maggiore adesione a programmi di attività fisica controllata.

Gerardo Corigliano
Servizio di Diabetologia A.I.D. – Asl Napoli 1.
Presidente Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici