Che professione o mestiere posso fare?

Diabete e lavoro è sempre stato un argomento di rilevante interesse e di grande attualità, non sempre scevro da pregiudizi e false evidenze.
La legge 115 del 16-03-1987, definendo gli obiettivi generali per la tutela del cittadino diabetico, promuove di “agevolare l’inserimento dei diabetici nelle attività scolastiche, sportive e lavorative”. In particolare, l’articolo 8 della stessa legge precisa che la condizione di diabete priva di complicanze invalidanti non costituisce motivo ostativo all’assunzione di posti di lavoro pubblico e privato, salvo i casi per i quali si richiedono specifici e particolari requisiti.

Nonostante tali disposizioni legislative, non sempre la persona con diabete è ancor oggi normalmente e pienamente inserita e integrata nel mondo del lavoro, anche se la situazione è molto migliorata e sta cambiando progressivamente in modo positivo. In realtà attualmente non si può parlare di attività precluse o vietate in modo assoluto al paziente diabetico, infatti prevale il criterio di idoneità in base al quale il medico del lavoro valuta se il paziente è idoneo o meno, secondo le sue condizioni di salute, a svolgere quell’attività lavorativa specifica. D’altra parte se si escludono alcune e pochissime attività che non vengono consigliate (come il pilota, l’acrobata, l’operaio di altiforni), si può affermare tranquillamente che la persona con diabete può praticare ed effettuare qualsiasi tipo di lavoro. Al di là delle condizioni cliniche di salute del paziente, sicuramente la capacità e la modalità di autogestione della malattia da parte del diabetico rappresentano l’elemento fondamentale attorno a cui verte non soltanto il benessere fisico del paziente, ma anche il quadro psicologico e sociale. A tale riguardo, riveste estrema importanza il saper prevenire e gestire in modo adeguato gli episodi di ipoglicemia acuta, soprattutto nelle occupazioni che richiedono una vigilanza continua o una notevole prontezza di riflessi al fine di non compromettere il lavoro che si sta svolgendo. Inoltre in funzione della sua capacità di autogestione della malattia, il paziente deve saper adattare il suo diabete e il relativo trattamento alle varie circostanze sociali e lavorative in cui può venire a trovarsi. In tale maniera il paziente potrà conciliare tranquillamente il diabete e il lavoro sapendo gestire al meglio la propria condizione durante quella specifica attività lavorativa che svolge.

Sia l’Educazione Terapeutica che la relazione paziente-operatore sanitario devono,dunque, rappresentare gli “alleati terapeutici” che vanno a supportare e confortare il paziente anche nella dimensione sociale e lavorativa della sua vita. Infatti una valida relazione terapeutica e un’efficace comunicazione tra operatore sanitario e paziente è sicuramente associata con una varietà di aspetti positivi relativi sia al miglioramento dei parametri fisiologici della malattia (glicemia, HbA1c) che al miglioramento dello stato emotivo e della qualità di vita del paziente. A tal riguardo, occorre ricordare che proprio nella definizione e valutazione della qualità di vita, sono previsti i seguenti parametri da misurare:
• Benessere fisico vale a dire la percezione della propria salute-malattia.
• Benessere psicologico: presenza o assenza di soddisfazione nella vita, le emozioni, lo stress.
• Benessere sociale e funzionale: abilità personale a svolgere attività lavorativa legate alle ambizioni e al ruolo sociale.

INDAGINI DI STUDIO
Le indagini di studio, relative al binomio diabete e lavoro, confermano che le persone con diabete riescono a conciliare bene la loro condizione con la propria attività lavorativa e tale dato viene riportato anche dalle valutazioni dei datori di lavoro intervistati. Anche lo studio DAWN, nella valutazione del disagio relativo alla convivenza con il diabete, ha rilevato che in Italia, rispetto ad altri Paesi, è poco sentita la cosiddetta “paura sociale”: ben pochi intervistati in tale studio si dichiarano preoccupati per il loro lavoro o per gli studi o più in generale per una difficoltà economica legata alla malattia; evidentemente, è molto radicato il senso di “protezione” sociale percepito dal paziente diabetico. A tal riguardo, anche il Manifesto dei diritti delle persone con diabete (promosso dall’Associazione Parlamentare per la tutela e promozione del diritto alla prevenzione e dall’Associazione Diabete Italia) ribadisce “il diritto della persona con diabete a vivere una vita sociale, educativa, lavorativa alla pari delle persone senza diabete.”

Ciò nonostante, come vi è ancora una percentuale di pazienti che nasconde la propria malattia, magari per paura di non trovare lavoro, così si può verificare che qualche datore di lavoro, non informato sufficientemente sulla malattia , ritenga che il paziente diabetico non sia idoneo a quel tipo di lavoro. In conclusione si può affermare che la tipologia di attività lavorativa che la persona con diabete può svolgere è molteplice e variegata, anche se a tutt’oggi persistono talora pregiudizi e false opinioni sul binomio diabete-lavoro.

 

Paolo Di Berardino
Unità Operativa di Diabetologia e Malattie Metaboliche
Presidio Ospedaliero di Atri (TE)